Amburgo
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Mamma, ho (quasi) perso l’aereo

Convinta che il volo per Parigi fosse alle 11. Era alle 10. Scene memorabili all’aeroporto di Amburgo-Fuhlsbüttel. Ho perso un paio d’anni di vita, un paio di chili ma, in particolar modo, la compostezza. Tutta quanta.

Boarding form emesso in extremis

Boarding form emesso in extremis, col timbro

 

“Ich muss diesen Flug nehmen”

L’aeroporto di Amburgo-Fuhlsbüttel dista solo 8 km dal centro della città ed è comodamente raggiungibile con la S-Bahn. L’annoiata passeggera che fino a pochi minuti prima, sulla linea S1 in direzione Hamburg Flughafen-Poppenbüttel, sbocconcellava e fotografava in tutta calma l’ultimo Franz del mese (piuttosto buono, peraltro; devo ricordarmela: Schanzenbäckerei), verificando gli orari sullo schermo, accortasi dell’errore e con l’hostess al check-in Airfrance che le dice “Non credo che lei possa più riuscire a prendere quel volo”, si è trasformata in una creatura mostruosa, più sbuffante di una locomotiva, scoordinata nei movimenti, incurante delle buone maniere alle quali era stata educata per anni.

Franzbrötchen in metro

Chi lavora in un aeroporto è abituato a certe scene. Ho avuto anch’io un impiego simile (per tutti gli anni dell’università e, occasionalmente, ancora adesso), ma non mi ero mai immedesimata fino in fondo nell’angoscia senza rimedio di chi sa che interrompere la corsa perché gli sta scoppiando il cuore significherebbe veder volare via sia centinaia di euro, sia un ritorno a casa tanto atteso e spaventosamente necessario.

La cosa divertente, realizzata a posteriori, è che ho pregato in italiano e imprecato in lingue indogermaniche. La folle corsa che mi ha permesso di raggiungere per tempo l’imbarco (ma anche, quasi, di morirci) è stata infatti scandita da una serie regolare di “Scheiße. Scheiße. Scheiße” nei rettilinei, intervallata, nelle curve, da alcuni “Oh, shit” e alternata a rosari di “Ti prego. Ti prego. Ti prego”.

Hostess al check-in: “E’ troppo tardi”.

Io: “Nein! Devo (ich muss!) prendere quel volo. Mi stampi il modulo!”

Hostess al check-in: “Non farà comunque in tempo a imbarcare”

Io: “Devo prendere quel volo!”

Hostess al check-in: “E’ tardi!”

Io:“Devo prendere quel volo!”

Hostess al check-in: “Okay, provi. Passi dalla fast lane. Corra”.

Una cosa divertente che non farò mai più.

Correre. Correre come non avevo mai fatto e come non voglio mai più fare. Correre come se fosse ragione di vita o di morte. “Scheiße. Scheiße. Scheiße. Ti prego. Ti prego. Shit. Lasciami passare, idiota. Spostati, bambino. Vi travolgo, famiglia con zaini ingombranti. Scheiße.”

Ovviamente il mio imbarco, 37 di 40, era in fondo all’aeroporto di Amburgo Fuhlsbüttel. Ovviamente, raggiunto l’imbarco numero 37 di 40 con i polmoni sottobraccio, ero troppo nel panico per rendermi conto che il suddetto imbarco avesse due entrate. Ho visto solo quella deserta, coi monitor spenti; con un lampo di follia nello sguardo, trovando la porta vetro drammaticamente chiusa e non  scorgendo alcun membro del personale nel raggio di venti metri, ho pensato bene di provare ad alzare la cornetta del telefono di servizio (con chi credessi di poter parlare, non lo so). Alcuni passeggeri compassionevoli mi hanno allora fatto presente che, a un paio di metri di distanza, ci fosse un altro accesso per l’imbarco 37, ergo non occorreva che tentassi di buttare giù a spallate la porta vetro.

Il dettaglio che farà molto ridere i miei colleghi in ufficio, perché è una frase che ripeto che ripeto spesso quando sono sovraccaricata di lavoro, sono le parole che, con un filo di voce, ho rivolto allo steward al quale son praticamente saltata in braccio perchè mi controllasse il documento e mi portasse sull’aereo con se’, bitte. Ho sussurrato: “Ich sterbe”. Muoio.

“Alles gut”, ha risposto lui, finalmente rassicurante e anche piuttosto compassionevole per essere un tedesco sul posto di lavoro (troppo spesso sono delle macchine – avete presente “Die Roboter” dei Kraftwerk?)

Morale e champagne.

Questo post ha un lieto fine e racchiude una morale. Cari lettori, siate accorti: controllate più di una volta l’orario di decollo del vostro volo. A maggior ragione se siete costretti a prenotare un numero piuttosto ampio di voli all’anno e, quindi, finite per confondere giorni, destinazioni, compagnie aeree, numeri di prenotazione e moduli d’imbarco. Non fate come me. Mi ci sono voluti tre quarti d’ora per tornare a respirare normalmente. Poi è passata l’hostess di bordo e ho chiesto dello champagne.

Tuesday 26 February 2013 ore 14:35

Commenti

  1. Federico (Tuesday 26 February 2013 ore 15:14)

    Io l’orario del volo non lo canno mai. Il problema è quando penso (ed è già successo due volte) che il volo sia un certo giorno, per poi accorgermi che “ops” era due giorni prima. Ovviamente il tutto mentre sto andando in aeroporto a NON prendere l’aereo. La morte nel cuore. Der Tod im Herzen.

  2. Erika (Tuesday 26 February 2013 ore 15:21)

    “Der Tod im Herzen”!!!!!!!!! Adotto immediatamente questo modo di dire. Mi piace un sacco.

  3. Torquitax (Tuesday 26 February 2013 ore 16:46)

    Mi sono sempre salvato perchè Monaco e Verona sono comodamente collegate da un treno ogni tre ore. Perciò poleggio. Anche se ammetto cercavo di arrivare la prima così appena arrivava il treno al binario mi fiondavo sopra, sgraffignavo il posto, mettevo la valigia nell’apposita cappelliera, mi spaparanzavo sul sedile e poi mi gustavo la scena degli altri passeggeri che si incastravano tra loro in cerca del posto senza staccarsi un attimo dalla valigia. Autentici viaggi della speranza!

  4. Eireen (Wednesday 27 February 2013 ore 12:31)

    Mai come quella volta in cui, lavorando io al check-in di un aeroporto, mi sono vista davanti un passeggero che mi ha detto: “Ho l’areo alle 14:00, dove devo andare?”. Peccato che in quel momento fossero esattamente le 14:00 e l’aereo stesse già rullando sulla pista. Il povero disgraziato – un giovine baldanzoso, non un anziano smarrito – non aveva mai preso l’aereo in vita sua e credeva che fosse come prendere il bus: ti presenti alla fermata qualche secondo prima della partenza con la tua valigina, si aprono le porte e tu sali! Mo’ che roba…

  5. Erika (Friday 08 March 2013 ore 12:41)

    Piccino! Che tenerezza.

  6. redpoz (Wednesday 13 March 2013 ore 17:36)

    rognosissimo perdere gli aerei… a me è capitato una volta sola, e mi sono incazzato come un bbbbestia.
    a parte quel caso, non ricordo neppure di aver dovuto correre come un disperato in aeroporto… per fortuna ho sempre cercato di prendermi con larghissimo anticipo!!

  7. Erika (Thursday 14 March 2013 ore 18:13)

    Io odio aspettare, quindi cerco sempre di arrivare con il “giusto” anticipo e basta… ma non sono una che sa regolarsi molto bene.