Amburgo
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Trasferirsi in Germania. E’ facile? Mica tanto. Eppure sono sempre di più, gli Italiani che imparano il tedesco e vanno a vivere in Germania. Soprattutto in cerca di lavoro.

Friday 18 January 2013 ore 14:00

Trovare una Wohngemeinschaft

Poche cose nella mia vita si son rivelate una fonte di stress e frustrazione come cercare casa in Germania, e, nello specifico, cercare casa ad Amburgo. Perdere diottrie su wg-gesucht.de, passare di Zwischenmiete in Zwischenmiete  (=subaffitti temporanei) e sborsare cifre esagerate perché, malgrado i tentativi in tutte le direzioni, per trovare una sistemazione in una  Wohngemeinschaft (spesso abbreviata in WG) decente ad un prezzo ragionevole bisogna affidarsi, per lo piú, a un colpo di fortuna. Esistono, tuttavia, alcune strategie che si possono mettere in atto. Ecco dunque, dall’esperienza di chi ha trovato una WG- Zimmer dopo settimane a dir poco deliranti, un articolo di pubblica utilità per espatriati senzatetto o a richio di diventarlo.

Come rispondere a un annuncio per una stanza

keep calm and act like a german

Tanto per cominciare, risponderai a dozzine di annunci e ti considereranno, se va bene, in due o tre. Il mio attuale coinquilino mi ha spiegato un trucchetto e devo ammettere che, da quando ho iniziato ad applicarlo, la percentuale di risposte è piuttosto aumentata.

Io (depressa): “Amburgo mi odia!”

Coinquilino: “Na ja, cara Erika, è comprensibile che nessuno ti risponda”

Io (pronta a mettergli le mani addosso): “WAAAAAS?!?!?”

Coinquilino: “Beh, sí, scrivi sempre le stesse cose. Mi chiamo cosí, ho tanti anni cosí, lavoro lí, cerco una casa qui, qui, o qui,  fammi sapere se la stanza è ancora libera, ciao”

Io (perplessa): “Devo inventarmi una nuova identità ogni volta? Mi chiamo Jessica e lavoro come intrattenitrice in uno strip bar di Sankt Pauli?”

…continua

Thursday 10 January 2013 ore 17:42

Pizza pieghevole.

Dovrei inaugurare una categoria a parte che ospiti, a cadenza settimanale, il meglio del peggio di quel che i miei colleghi tedeschi esibiscono in pausa pranzo. Ormai ho da parte parecchio materiale scottante (i Raviòli Diavòli sono solo un esempio).

Ho deciso che la protagonista di oggi meritava un post a sé entro la fine della giornata,  anche perché  é stata proprio lei, l’autrice dello scempio, a chiedermi di fotografare col cellulare ciò che sto per mostrarvi, riconoscendo che si tratta di un drammatico esempio di teutonica fissazione a rendere tutto quadrato e pratico come i Ritter Sport al di là di ogni necessità e logica. Riconosciamole, almeno, due doti non comuni, autoironia e coscienza di sé. Ora, però, é giunto il momento di massacrarla con ferocia. …continua

Wednesday 12 December 2012 ore 19:45

Playlist della nostalgia

Come ho già detto, la lingua tedesca é ricca di parole dentro le quali si possono lasciar sguazzare i pensieri per ore e ore.

Heimweh, che equivale all’inglese “homesickness”, significa  letteralmente “mal di casa” e indica, appunto, la nostalgia senza rimedio di chi si trova a dover volare lontano dal nido. Il suo contrario, Fernweh, indica invece il desiderio struggente di partire per terre remote. Tutto molto Sturm und Drang, insomma.

Io soffro contemporaneamente di entrambe le malattie. Sono lontana dall’Italia e tante cose dell’Italia mi mancano (non tutte, però tante). Allo stesso tempo,

  • considero Berlino la mia seconda casa e penso spesso di volerci tornare ad abitare;
  • ogni volta che passo da Parigi mi batte il cuore piú veloce;
  • tra l’autunno e l’inverno 2011 ho progettato piuttosto concretamente un espatrio negli Stati Uniti, in Australia, in Canada e nel Regno Unito;
  • soprattutto per gli Stati Uniti, non è detto che non ci ripensi;
  • in generale, mi scatta un “mi ci voglio trasferire per un po’” di fronte a un numero impressionante di città, regioni, nazioni, continenti;
  • mi sento malissimo se, facendo zapping, spunta Licia Colò.

Ecco cosa ascolto, in rotazione continua, le volte che penso a quante cose e persone importanti ho “dimenticato” in Italia, a quanto sia difficile stringere rapporti autentici qui, a quanto sia difficile, in fin dei conti, stringere rapporti autentici ovunque accidenti si vada. Quindi: dove si va? Oppure, dove si resta? …continua

Monday 10 December 2012 ore 16:43

Vivere all’ estero

 

And I also know how important it is in life, not necessarily to be strong, but to feel strong… with nothing to help you, but your head and your own hands.

dal film “Into the Wild”

 sulla metro

Sono sempre stata una ragazza con la valigia, ma negli ultimi due anni la mia vita si é trasformata in uno spostamento continuo, senza un obiettivo ben preciso al di là di una generica questione di “carriera” e all’inseguimento di una vaghissima idea di felicità.

Questo post é dedicato a tutti i Kulturmigranten superqualificati che non hanno avuto altra scelta che lasciare l’Italia e a chi si appresta a farlo. Sarei contenta se lo leggessero anche persone che non si sono mai spostate da casa  e che non hanno idea di cosa significhi dover riconfigurare ogni volta la propria esistenza; impacchettare e spacchettare oggetti e vissuti; presentarsi, condividere qualcosa, dire addio e ripartire. …continua

Thursday 22 November 2012 ore 17:40

Tipico tedesco

Sarà stato il 1992 o il 1993, andavo alle elementari. Ricordo molto bene di aver fatto un disegno che avevo intitolato “Tipico tedesco”. Era un interessante esempio della curiosità antropologica che può avere una bambina di sette-otto anni: avevo raccolto in un unico, grande foglio Fabriano (quelli da utilizzare solo per i disegni importanti) una serie di stranezze ripetutamente riscontrate durante i viaggi con mio papà in lungo e in largo per la Germania. …continua