Amburgo
Germania, mondo.
Storie tra Italia e Germania
Tedeschi, cultura e tendenze

Come la Germania sta cambiandomi la vita

Insomma, è successo. Ieri sera. Il mio coinquilino non c’era, tornavo stravolta dal lavoro, non ci ho riflettuto più di tanto…  Non cerco scusanti, però. E’ successo e lo sto ammettendo.

Dicevo: ero stanca e affamata. In frigorifero c’era della pasta avanzata dal giorno prima, ma nessun ingrediente sensato con cui condirla. Fatta eccezione per un tubetto rosso.

Ormai avrete capito: ho afferrato il ketchup al curry di proprietà del mio coinquilino e ci ho condito la pasta. L’ho fatto. E l’ho mangiata. Naturalmente è una pratica disgustosa e non credo ricapiterà. Mai dire mai, comunque.

salsa piccante

Salsa piccante fotografata sullo scaffale di un supermercato Rewe.
Il cartello recita:“Senti il dolore”.
Santo cielo.

 

Quanto accaduto mi ha fatto riflettere su come la Germania stia pesantemente influenzando le mie abitudini. Da una rapida auto-analisi sono emersi i primi 5 punti fondamentali:

1. I’ll take the rain

Esco senza ombrello. Anche se so che pioverà. Escluso quando ho qualche impegno ufficiale e/o se mi sono appena stirata i capelli, mi pare ormai più che sufficiente tirare su il cappuccio della felpa (la felpa! Altro dettaglio di rilievo, vedi punto 4). “Niente ombrello, piove poco”, mi dico. Qualche anno fa sarebbe stato impensabile. A Münster, la città dei ciclisti e, nei mesi invernali, del maltempo, ho imparato ad andare in bicicletta sotto acquazzoni apocalittici. Quello che non ho ancora imparato è pedalare con l’imperturbabilità dei tedeschi: io dopo un po’ sembro sempre il gufo Anacleto in quella celebre scena de “La spada nella roccia”.

gufo anacleto bagnato

2. Una mela al giorno

Agosto 2011. Appena rientrata in Italia dopo i 5 mesi berlinesi. Mercato del lunedì. Avevo voglia di una mela e ho pensato: “Compro una mela”.

“Una?”, chiese il commerciante un po’ incredulo.

“Sí”, ho risposto.

“Poi?”

“Basta cosí, grazie”.

Grande fu sgomento del brav’uomo, che lì per lì non è stato neppure in grado di calcolare un prezzo. Ho creduto volesse quasi tirarmela in fronte, la mela. In qualunque mercato tedesco credo sia possibile comprare la frutta al pezzo senza che nessuno si scomponga.

3. Cappuccino dopo pranzo

Di questo ho già trattato e non torno sull’argomento. Di recente, il fenomeno si è attenuato; in ogni caso, ho sperimentato che l’impulso cessa non appena si tocca il suolo natio.

4. Eleganza italiana

Qui in Germania non ritengo più fondamentale indossare capi d’abbigliamento che siano, in qualche maniera, coordinati tra loro. Tornando alle felpe, cui accennavo sopra: non ne portavo così spesso dai tempi delle scuole medie. Anche in questo caso, ho notato che il fenomeno raggiunge livelli d’intensità differenti a seconda del tempo e dello spazio. I picchi si verificano:

a) alla domenica pomeriggio;

b) durante la settimana, se esco per recarmi al supermercato dopo le nove di sera;

c) a Berlino.

scarpe skate

Gonna e scarpe skate? Mai stata meglio.

 

 5. Für immer allein.

Da un lato, non mi dispiace: posso finalmente ascoltare musica con le cuffie dovunque, perfino in coda al supermercato, senza  fare l’impressione della disadattata asociale. Perché qui sono asociali tutti quasi tutti. La fauna amburghese si compone prevalentemente di  Socially Awkward Penguins.  Due mesi fa, un repentino passaggio, nel giro di un paio d’ore, dalla metro di Amburgo a quella di Parigi mi ha mostrato in tutta la sua evidenza il divario incommensurabile tra lo slancio vitale delle due città, almeno per quanto riguarda il fruitore medio della RER e quello dell’HVV. Vorrei quindi suggerire a qualche esperto di condurre uno studio sul seguente tema: “La perdita progressiva delle competenze sociali dovuta all’utilizzo intenso e ripetuto del trasporto pubblico di Amburgo“.

socially awkard penguin

E voi? Notato nulla di diverso? La Germania non sta cambiandovi di una komma?

Thursday 15 November 2012 ore 15:13

Commenti

  1. Salvatore (Thursday 15 November 2012 ore 16:36)

    Ti perdono tutto tranne il punto 3) ;-). Quattro anni di Inghilterra non sono riusciti a far si che il te prendesse il posto del caffe’, sul quale resto iperconservativo, e neanche la Germania riuscira’ a farmi bere il capuccino dopo pranzo. Del resto rinuncerei a tutto tranne che a una tazzina di caffe’ fatta con le mie mani a regola d’arte, capisci bene che dovendo servire me stesso seguo tutte le esperienze e non tralascio nulla ;-) ;-)

  2. Erika (Thursday 15 November 2012 ore 17:05)

    Il punto 3 non me lo perdono mai neppure io ; ) Adesso però sto controllandomi, ultimamente sarà capitato al massimo un paio di volte al mese. Non sono piú una after-lunch-cappuccino-binge-drinker. Evviva.

  3. Brunhilde (Thursday 15 November 2012 ore 17:07)

    Mumble mumble…
    Premetto che qui, a tavola – particolarmente da quando c’è Siegmund – vige il principio NON PASSA LO STRANIERO. Sarebbe a dire: Siegfried, che è tedesco, può fare tutti gli intrugli fusion che gli pare, compresa la barbarie di mangiare pastasciutta e secondo assieme, nello stesso piatto, mischiando tutto come i maiali (vabbè, gli spaghetti li arrotola, lui!, sennò ti pare che l’avrei preso? ecco), ma il ragazzino NO. Mangia la pasta preparata da me, con UNO solo dei seguenti condimenti: sugo, burro, olio, zucca – oltre al Parmigiano DOP (perché il Parmesan, sarà la miliardesima volta che lo dico, lo lasciamo ai barbari), poi passa al secondo. E perbacco.
    Altrimenti fammi pensare… Ah, sì! Lavare i piatti senza risciacquare, col detersivo tedesco. E anche: bere la sbobba caffeinica oltre al caffè (che qua chiamano “espresso”), ma solo perché so che è più caffeinica, appunto. Inoltre: usare i mezzi pubblici, ma forse questo non vale (in Italia dove andresti solo coi mezzi pubblici?). Comprare la carne al mercato (in Italia vendono soprattutto vestiti, almeno nella mia città). Mangiare Rot-, Weiss-, Chinakohl – e le patate, il cui consumo è incrementato in modo esponenziale.
    Sarà poi forse che D’dorf è una delle città più fighette della BRD, ma qua gli abbinamenti cromatici ancora sono abbastanza angesagt. Certo, i disperati con indosso le seguenti fantasie: leopardato, pois, strisce, mimetica tutte assieme li vedi. Ma non alla Kö!

  4. Erika (Thursday 15 November 2012 ore 17:30)

    Sulla Kö mi hai colto impreparata… Sono andata subito a documentarmi su Wikipedia. Ah, e mi fa molto piacere che grazie a te il ragazzino cresca sano. Stacci comunque all’occhio, ma vedrai che non diventerà un pinguino.

  5. francesco ferrari (Thursday 15 November 2012 ore 19:17)

    il cappuccino postprandiale mi ha del tutto in suo potere, ma più che all’altro nella forma nonno ferrari con gallette annesse (aus Italien). la solitudine da zimmer sta diventando un substrato talmente presente da parmi allucinante udire la mia voce quando chiamo con skype a casa. per l’abbigliamento: avete notate anche voi che un cappotto, che a genova implica essere uno dei tanti aspiranti bohemien di carruggio, è visto qui come un indumento da gala?

  6. francesco ferrari (Thursday 15 November 2012 ore 19:18)

    e soprattutto: malgrado la mia assuefazione da weiss-wurst, la pasta col curryketchup non l’ho ancora condita. inutile dire che ne esigo una gastro-recensione…!

  7. Erika (Friday 16 November 2012 ore 12:14)

    L’immagine “Nonno Ferrari” che si mangia le gallette portate dall’italia é da incorniciare :)

  8. duran63 (Friday 16 November 2012 ore 01:28)

    Io amo Colonia perché qui la gente si fa i c.. li suoi. Non guardano cosa indossi e le commesse nei negozi non ti squadrano e non ti fanno i raggi x al portafoglio, come succede a Padova. Per il resto…sto iniziando a fare degli strani mischiotti

  9. Erika (Friday 16 November 2012 ore 12:22)

    A me sta benissimo che la gente si faccia i c.. propri. Qui però, a volte, ho l’impressione che esagerino. Mi capita di prendere il bus con colleghi che incrocio piú volte al giorno nei corridoi, per meeting vari, dalla macchinetta del caffé. al massimo, ci si saluta. Durante l’intero tragitto, però, le cuffie rimangono nelle orecchie.

  10. Irene (Wednesday 21 November 2012 ore 19:12)

    Che delizia questo blog, nonostante non sia mai stata (ne tantomeno abbia mai vissuto) ad Amburgo, mi sembra quasi di vederle queste situazioni!!
    Grande Erika, un saluto a Franz. E lunedì proverò a comprare una mela al mercato, vediamo che succede.
    ..una “vecchia” metal-collega:-)

  11. erika (Thursday 22 November 2012 ore 01:21)

    Irene!!! non ho capito chi fossi finché non ho letto “metal-collega”… Che bello sentirti! Quanti secoli sono passati? Ricordati che, se una volta ti capitasse di venire da queste parti, devi presentarmi il neo-maritino… io, invece, ti posso presentare Franz. Ormai ho individuato le panetterie migliori della città, vado sul sicuro. ;) Baci

  12. Caterina (Thursday 22 November 2012 ore 13:45)

    La frutta al pezzo mi encanta! Anche qui a Barcellona, dove tutti i fruttivendoli sono cinesi, posso comprare la mia banana, dose di potassio quotidiano, senza che nessuno mi giudichi come una morta di fame.Mi è costato però.Presa dall’abitudine all’inizio ne compravo un mazzo e poi ero costretta a portarmeli in borsa tutto il giorno. Ps. Io dalle famiglie spagnole ho preso l’abitudine di farmi il caffè macchiato con cinque litri di latte e un pò di caffè, in tazza grande e in bicchiere di vetro.

  13. Erika (Thursday 22 November 2012 ore 17:46)

    A Barcellona la mia meta prediletta era il mercato della Boqueria. L’obiettivo era sempre lo stesso: un centrifugato coco y fresa. al pomeriggio scattava l offerta dos por un euro: felicità!!

  14. Eireen (Thursday 22 November 2012 ore 19:23)

    Mah, io direi che quando sono a Monaco sono diventata più rigorosa nell’esigere puntualità e precisione dagli altri e quando rientro in Italia mi capita d’incavolarmi molto più di prima.
    Anche io ora esco spesso senza ombrello.
    Il mio modo di vestire, per contro, è diventato più raffinato, per distinguermi da come si vestono “loro”! :-)
    Ultimo, ma non ultimo: ora ceniamo alle 19.30, mentre in Italia prima delle 20.30/21.00 non eravamo a tavola. Complimenti per il blog! Ciao E.

  15. Erika (Friday 23 November 2012 ore 11:53)

    Ciao Eireen! A me sembra che qui qualunque ora possa essere l’ora di cena. Le sei, le sette…ma anche le nove o le dieci…. Non ho ancora capito bene.

  16. Micha (Tuesday 27 November 2012 ore 15:48)

    Non saprei cosa dire: io ero gia´ modificato prima di arrivare in Germania:)

  17. Erika (Tuesday 27 November 2012 ore 16:32)

    Eri programmato per la Germania? :)

  18. Nicla (Wednesday 28 November 2012 ore 17:41)

    Questo post (e tutto il blog) è fantastico! Sul punto 4, che dire, disperata solidarietà, quando torno in Italia le amiche mi squadrano con compassione o mi chiedono se devo andare a fare trekking e quando torno in Germania (dopo un soggiorno sufficientemente lungo in Italia) con tutti i miei acquisti “alla moda” – cioè decenti- qui mi squadrano come se fossi un’aliena che deve andare all’opera di mattina…o mi compatisco da sola appena prendo la bici e piove e gli stivaletti scamosciati si infangano e il cappotto si inzuppa :(
    Per l’asocialità, beh, sfondi una porta aperta, la mia personalità italica, freundlich e chiacchierona, il più delle volte si sente in gabbia. Ti saluto prima di iniziare uno sfogo da anomima immigrati, e complimenti ancora

  19. Erika (Wednesday 28 November 2012 ore 19:02)

    Dovremmo iniziare a fare degli incontri di immigrati anonimi online. sarebbe liberatorio. :D

  20. Non sono sola in questa Germania | malditestadellimmigrata (Thursday 29 November 2012 ore 14:54)

    […] di una giovane giornalista italiana, sempre in movimento sul suolo tedesco. E uno dei suoi post mi ha scatenato un’attenta autovalutazione sugli effetti provocati dal vivere in Germania, e […]

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