Amburgo
Germania, mondo.
Storie tra Italia e Germania
Tedeschi, cultura e tendenze

Playlist della nostalgia

Come ho già detto, la lingua tedesca é ricca di parole dentro le quali si possono lasciar sguazzare i pensieri per ore e ore.

Heimweh, che equivale all’inglese “homesickness”, significa  letteralmente “mal di casa” e indica, appunto, la nostalgia senza rimedio di chi si trova a dover volare lontano dal nido. Il suo contrario, Fernweh, indica invece il desiderio struggente di partire per terre remote. Tutto molto Sturm und Drang, insomma.

Io soffro contemporaneamente di entrambe le malattie. Sono lontana dall’Italia e tante cose dell’Italia mi mancano (non tutte, però tante). Allo stesso tempo,

  • considero Berlino la mia seconda casa e penso spesso di volerci tornare ad abitare;
  • ogni volta che passo da Parigi mi batte il cuore piú veloce;
  • tra l’autunno e l’inverno 2011 ho progettato piuttosto concretamente un espatrio negli Stati Uniti, in Australia, in Canada e nel Regno Unito;
  • soprattutto per gli Stati Uniti, non è detto che non ci ripensi;
  • in generale, mi scatta un “mi ci voglio trasferire per un po’” di fronte a un numero impressionante di città, regioni, nazioni, continenti;
  • mi sento malissimo se, facendo zapping, spunta Licia Colò.

Ecco cosa ascolto, in rotazione continua, le volte che penso a quante cose e persone importanti ho “dimenticato” in Italia, a quanto sia difficile stringere rapporti autentici qui, a quanto sia difficile, in fin dei conti, stringere rapporti autentici ovunque accidenti si vada. Quindi: dove si va? Oppure, dove si resta?

Playlist della nostalgia. Praticamente, una playlist bipolare dell’immigrata indie-rock.

1. Postcards from Italy – Beirut

Nostalgia di un’Italia immaginaria – da cartolina, appunto – di un americano che ama la musica folk europea (in particolare, Balcani e giú di lí).

2. Ohio – Damien Jurado

It’s been a long time, a real long time”.  Dall’album Rehearsals for Departure del 1999. Qualche volta ascolto anche la versione delle Cocorosie, ma dopo un po’ il loro stile carillon-fracassone mi dà francamente sui nervi.

3. Hold on – Tom Waits

Quando non c’è altra soluzione che farsi ribadire da una voce sufficientemente autoritaria come quella di Tom Waits che bisogna tener duro.

4. Society – Eddie Vedder

Dalla colonna sonora del film “Into the Wild”. Mi è capitato di ascoltare “Society” ripetutamente (ovvero per quasi tutto il viaggio) il giorno che sono partita alla volta di Amburgo. D’accordo, la seconda città più grande della Germania ha poco da spartire con i boschi dell’Alaska, eppure la mia sensazione non era sbagliata: ad Amburgo (più che a Berlino, sto iniziando a pensare) mi sono trovata a vivere all‘opposto delle mie abitudini e a sperimentare, come mai prima, la perdita delle sicurezze, la solitudine, le conoscenze sbagliate o sbagliatissime, l’indifferenza, i pregiudizi e una serie di istruttive scornature sia professionali, sia personali. Insomma, “wild” lo è stato (e lo è) abbastanza. In aggiunta, ci sono tutti i pensieri per quel che si è lasciato a casa. Dopo tanti andata-e-ritorno, forse, ti sei tirata fuori dalla Provincia una volta per tutte. Cosa starà facendo, la tua vecchia society, ora che tu non sei piú intrappolata (e protetta) tra le sue trame?

5. Drive – The Paradise Motel

Oltre ad accompagnare una scena suggestiva del film di cui parlo sempre,  questo pezzo degli australiani Paradise Motel, cover di una hit di trent’anni fa,  pone tutte le domande che una persona, quand’è lontana da tutto e tutti, farebbe meglio a non porsi.

Ciò che mi pesa di più, ogni volta che prendo la valigia e finisco da qualche parte, non è la mancanza di qualcuno che mi dica di sbrigarmi, né di qualcuno che mi apra gli occhi sullo stato delle cose, né di qualcuno che mi pigli al volo se sto per schiantarmi a terra; neppure, in fondo, di qualcuno a cui interessino i miei progetti, o di qualcuno che stia lì mentre strillo. Bene o male, mi é sempre piaciuto arrangiarmi da sola.

Who’s gonna drive you home, tonight?

Quel che mi pesa di più, in certe nottate, è la mancanza di qualcuno che mi riporti a casa.

luci dell'alba

Wednesday 12 December 2012 ore 19:45

Commenti

  1. redpoz (Wednesday 12 December 2012 ore 21:35)

    Ciao, ho visto il link del tuo blog da Torquitax e -avendo vissuto anche io ad Amburgo per quasi un anno- ho pensato di fare un salto.
    Molti post mi sono piaciuti tantissimo, dandomi anche un pò di nostalgia …sic e su questo, anche se non conosco le canzoni (sorry), condivido molti dei sentimenti di cui parli: vorrei un paio di vite in più per fare tutti i giri che sogno, per vivere in tutti i paesi possibili…

  2. Erika (Thursday 13 December 2012 ore 14:37)

    Ciao Redpoz, grazie mille. Quindi anche tu? Hmm… “Weh” comune, mezzo gaudio. Forse :)

  3. arisio (Thursday 13 December 2012 ore 11:30)

    Il sottile piacere di assopirsi nel tepore dell’auto che scivola nella nevosa notte amburghese, per me lo fu parigina con l’amico residente che mi portava in aeroporto ad incontrare l’aliena del sol levante che sarebbe diventata mia moglie, cullati da quel pezzo alla radio che non sentivi da tanto tempo, ma di cui ovviamente aspettavi solo una possibilita’ di riascoltarlo. Liberi in quel momento da ogni resposabilita’, satolli di quel breve attimo che l’altro ti dona, inconsapevole.

  4. Erika (Thursday 13 December 2012 ore 14:39)

    Arisio: !!!!

    Grazie. Mi piace tantissimo, soprattutto, la definizione “aliena del sol levante” per tua moglie.

  5. arisio (Thursday 13 December 2012 ore 14:59)

    Erika cara, perche’ aliena lo e’ parecchio, vive da expat, ma qualcuno che la riporta a casa c’e’…anche perche’ NON regge l’alcol…sul lato negativo ha chi gli dice di sbrigarsi…eh….

  6. Erika (Thursday 13 December 2012 ore 15:14)

    Mi sembra comunque un buon compromesso. :)

  7. Erica (Friday 15 February 2013 ore 23:33)

    Sto leggicchiando pian piano un po’ dei tuoi post :)
    La tua ultima frase mi ha fatto venire in mente una canzone dei Foals che mi piace tantissimo: “Blue Blood”. Anche lui cercava qualcuno che lo riportasse a casa.

  8. Erika (Monday 18 February 2013 ore 15:31)

    Erica, grazie mille. Mi hai riportato alla memoria una canzone che avevo dimenticato e che, in effetti, descrive bene (molto bene) la situazione.