Amburgo
Germania, mondo.
Storie tra Italia e Germania
Tedeschi, cultura e tendenze

Parlare tedesco, essere kühl.

Dover parlare tutti i giorni una lingua che non é la tua. “L’importante é farsi capire”, dicono alcuni. Non sono d’accordo. Cioé: vi sembra una cosa facile, farsi capire?

I miei interlocutori, in Germania, si possono suddividere in due grandi categorie: quelli che mi dicono “Brava, parli un tedesco quasi perfetto“ e quelli che, poiché il mio tedesco perfetto non é (né mai lo sarà), ritengono poco interessante o troppo faticoso conversare con me. Almeno, questa é l’impressione che mi danno, e il sospetto reciproco di rompersi le scatole rende per davvero difficile e noiosa la conversazione. Mi sento svalutata e incompresa. Un po’ mi stizzisco, un po’ ci rimango male.

Per reazione, a seconda della Stimmung del momento, o divento super aggressiva, o faccio calare una cortina di ferro e rinuncio a scardinare i limiti del mio linguaggio che allora, a tutti gli effetti, vanno a segnare i limiti del mio mondo. Anche e soprattutto per colpa mia.

Stimmung #uno: superaggressiva.

Ci sono momenti nei quali, non importa quanto sia difficile la situazione in cui mi trovo, mi scatta un tale bisogno di affermarmi, di prendermi qualche rivincita dopo questi due anni da neolaureata sottovalutata disperata espatriata, che mi trasformo una macchina da guerra. Una macchina da guerra parlante. Una macchina da guerra parlante tedesco.

Stimmung #due: cortina di ferro.

muro di berlino

In altri momenti, mi sembra che non ci sia niente da fare e mi chiudo nel mutismo: “Nessuna possibiltà di condividere fiducia, costretti a un’immobilità colpevole”, per citare loro. E’ capitato soprattutto ad Amburgo. I Norddeutschen, i tedeschi del Nord, non brillano sempre per socievolezza (anche se ho conosciuto tante piacevoli eccezioni). Sono kühl.

“Anch’io sono cool – ho protestato una volta, dimenticando di pronunciare l’umlaut sulla u e, pertanto, dichiarando involontariamente di essere figa – Ma voi siete estremi, accidenti“.

L’interlocutore tedesco, in quel caso, era simpatico: “Sei cool?“, ha riso.

“Uff. Intendo dire: sono ligure. Siamo freddi (kühl e non cool) anche noi. Ho sempre pensato di essere una persona chiusa, prima di trasferirmi ad Amburgo“.

(Continua qui)

Friday 08 March 2013 ore 14:11

Commenti

  1. arisio (Wednesday 13 March 2013 ore 11:08)

    Certo che usare come superaggressiva il metaforone della peggiore arma corazzata, a parte forse quella giapponese, dell’ultimo conflitto su scala planetaria…..ci avrei visto meglio un Sd.Kfz. 181…..

  2. Erika (Thursday 14 March 2013 ore 18:12)

    Arisio: Cos’è un Sd.Kfz 181? :s
    Redpoz: trovo sia bellissimo cambiare idioma tre volte pur di portare avanti la conversazione :)

  3. redpoz (Wednesday 13 March 2013 ore 17:41)

    da veneto devo dire che non ho avuto particolari problemi ad adattarmi alla gelida freddezza dei Norddeutschen.
    Anzi, li trovavo spesso più socievoli di tanti compaesani!!

    Quanto ai blocchi comunicativi, per natura e cultura tendo a parlare poco… quindi se cominciavo ad aprire bocca, in genere era per continuare (una delle prime volte, quando ero ancora al liceo, con l’interlocutore tedesco abbiamo cambiato idioma tre volte per non interrompere la conversazione)