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Riflessioni per chi vuole o deve lasciare l’Italia.

dati sull'emigrazione in Italia

peoplemovin.in

Qualche tempo fa, sulla pagina Facebook di Franz, ho postato dei dati sull’emigrazione italiana che mi hanno messo un po’ di tristezza. Lasciare l’Italia, per molti,  è una scelta forzata.

Io trovo dappertutto miei vecchi moduli d’imbarco: quando infilo le mani nella tasca di qualche giacca che non indossavo da un po’; in fondo agli zaini, alle borse, nel portafoglio; pure tra le pagine di libri che non ho finito di leggere perché l’aereo è atterrato e dopo sono stata fagocitata da qualcos’altro.  Ho perso il conto di quanti voli ho preso da San Valentino 2011 (giorno della mia laurea) a l’altro ieri. Non ci sono più stati viaggi di piacere. C’era, appunto, molto da fare: dare una direzione alla mia vita da laureata superqualificata sottoccupata.

Ho capito che in Italia, purtroppo, avrei continuato a girare in tondo e sono partita. Non una, ma tante, tante volte. A ricordarmelo ci sono proprio i moduli d’imbarco che saltano fuori ovunque come istantanee dai diversi aeroporti di partenza e d’arrivo, non-luoghi dove ho trascorso tante ore di non-vita: Genova, Pisa, Torino, Nizza, Bergamo, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Milano Linate, Malpensa, Düsseldorf, Bruxelles Charleroi, Berlino Schönefeld, Tegel, Paris CDG, Monaco di Baviera, Amburgo, Lubecca, Brema.

La valigia, sempre la stessa. Tutte quelle dannate scale su e giù per le quali me la son trascinata maledicendo un mondo troppo verticale. Poi entravo nella nuova stanza della nuova casa della nuova vita. This must be the place, pensavo, con un misto di speranza e nichilistico amor fati. Stavolta troverò quel che fa per me, mi dicevo. Qualcuno o qualcosa mi ordinerà: “Fermati qui”.

Invece non succedescappareva mai. Come criterio, apparentemente, avevo stabilito quello di trovare un lavoro ben pagato; sapevo benissimo, in realtà, che cercavo anche e soprattutto dell’altro: un centro; la stabilità. Traguardi che, però (avrei dovuto capirlo) non si raggiungono finché non si fa un po’ di chiarezza anzitutto con se stessi. Mi domandavo come si potessero tenere insieme tante cose diverse in una persona sola (io): marketing e filosofia; cosmopolita e ragazza di provincia; testa tra le nuvole e lavoratrice indefessa; carriera e vita vera. Pensieri scanditi dall’alternarsi incalzante di due movimenti uguali e contrari: lasciare l’Italia, tornare, lasciare di nuovo l’Italia.

Qualche settimana fa ho rivisto un ingegnere costaricano che era stato mio compagno di corso al Goethe-Institut quando vivevo a Berlino. Ecco, io non pensavo di avere condiviso granché con questa persona. A Berlino ero in piena fase “non me ne frega nulla di conoscere altri italiani, né altri immigrati in generale, né americani nullafacenti presi bene. Non me ne frega nulla di feste alcooliche in casa, Erasmus Party e altre situazioni tipiche da vita all’estero”. Per questo motivo avevo giri diversi  dall’ingegnere costaricano e dagli altri compagni di corso che, per sopportare la solitudine, facevano gruppo pur avendo ben poche cose in comune l’uno con l’altro (fenomeno che si verifica molto spesso, quando si va a vivere lontano da casa: uscire con gente mezza a caso in attesa di compagnie migliori).

Dopo due anni, dicevo, rivedo per una sera l’ingegnere costaricano, in procinto di ritrasferirsi in Patria. Lui, nel suo tedesco che anziché migliorare sembra peggiorato, senza un motivo preciso eccetto l’immancabile bicchiere di Cuba Libre, a un certo punto mi fa: “Hai un cuore gigantesco. E’ questo che mi é sempre piaciuto di te”. Nessun doppio fine: l’ingegnere costaricano è felicemente sposato con una donna bellissima e ha due splendidi bambini. Quest’altro genere di esperienze tipiche da vita all’estero – ovvero botte di umanità prodigiose che ti arrivano da persone diverse da te per età, lingua, cultura, in pratica per tutto – ti ripaga di tanti momenti cosí cosí che, chi lascia il proprio Paese, deve necessariamente mettere in conto.

A chi è in partenza e un po’ preoccupato, posso assicurare che a me la vita all’estero ha reso sia molto più corrazzata sia, paradossalmente, molto più umana e in grado di capire con maggior rapidità quali sono le persone e le situazioni per le quali vale la pena eliminare ogni distanza. Queste cose mi erano già diventate piuttosto chiare dopo Berlino, eppure ci sono volute le mazzate di Bruxelles o di Amburgo perché la svolta fosse completa.

Non so cosa ancora mi riserverà la vita da espatriata. Senza dubbio lasciare l’Italia mi ha fatto del gran male (che, però, passa) ma anche del grandissimo bene: e quello, come risorsa, penso proprio che mi rimarrà.

 Real life

Tuesday 09 April 2013 ore 17:12

Commenti

  1. Bea (Tuesday 09 April 2013 ore 17:41)

    Brava Eri, condivido! Comunque al di là di trasferirsi permanentemente all’estero oppure solo per un breve periodo, il passo in terra straniera di carica di rara consapevolezza e curiosità. Dovrebbero inserirlo nel percorso obbligatorio di ogni individuo perché, anche se nasci a Notting Hill e da lì non ti sposti mai, alla fine non cresci e rimani uguale a te stesso. Il 90% dei miei coetanei savonesi è così. Incredibilmente noioso.

  2. Torqui (Tuesday 09 April 2013 ore 18:14)

    Quanto è vero, quello che scrivi, quanto è vero!!! L’Italia l’ho lasciata e in Italia sono tornato. Ma averla abbandonata mi ha fatto bene, mi ha aiutato a rivalutare, accettare, apprezzare. E ora come ora non voglio lasciarla. Incredibile vero??? Tornare è stato una sorta di miracolo al contrario. Adesso riesco ad avere compassione (prima mi era totalmente impossibile) della banalità della gente che mi ero lasciato dietro. E mi ha guarito e cambiato in così tante cose e a una tale profondità che alcune volte faccio fatica a trovare corrispondenza tra il prima e il dopo. Sono d’accordo: un espatrio dovrebbe essere obbligatorio per tutti!

  3. Erika (Tuesday 09 April 2013 ore 18:38)

    Se non proprio obbligatorio, espatrio caldamente consigliato quasi a tutti, sí. Allo stesso tempo però, all’estero, ti rendi conto che esistono nostri connazionali imbarazzanti ai quali l’espatrio andrebbe negato in nome del “Non facciamoci sempre riconoscere” :p

  4. Chandana (Tuesday 09 April 2013 ore 23:37)

    Che bella testimonianza!
    In questi giorni ho letto un un pò di “blog expat” e allibita dal numero di persone che per lavorare/crescere si sono dovute trasferire,mi sono chiesta:”Ma l’Italia è un paese per vecchi?Non c’è più nessuno?” Sono appena tornata dopo un mese fuori dallo Stivale e vorrei andarmene subito, di nuovo e più a lungo, per esplorare ed esplorarmi e magari tornare più ricca, sentire quel”miracolo al contrario”di cui parla Torqui!

  5. Erika (Wednesday 17 April 2013 ore 15:46)

    Chandana: sono convinta che l’Italia sia ancora in tempo per darsi una mossa e ripartire, prima che a partire siano gli italiani di talento, ma proprio tutti, in massa. Però deve fare in fretta. Un’esperienza all’estero non posso che consigliarla… ma deve essere una scelta, accidenti, non l’unica via di scampo!

  6. mario (Wednesday 17 April 2013 ore 15:18)

    che bel post… ho appena scoperto il tuo blog e ti faccio i miei complimenti, leggerti è un piacere. Io mi sono trasferito qualche anno fa a Berlino, anche io esasperato dall’impossibilità di realizzare i miei sogni in Italia. Nonostante tante difficoltà e qualche volta un po’ di nostalgia ho deciso di restare in Germania, almeno per qualche anno, finchè non sarà di nuovo possibile sperare in Italia… Se dovessi dare qualche consiglio agli italiani che ora vogliono espatriare inizierei subito con il dire: la vita in Germania non è così semplice come può sembrare, soprattutto negli ultimi tempi. Io vedo tanti connazionali che arrivano qui, senza una parola di tedesco, si aspettano di trovare l’eldorado e restano spiazzati davanti alla miriade di altri italiani, spagnoli e greci che si trovano nella loro stessa situazione e che finiscono con il farsi concorrenza a vicenda nel momento in cui si cerca lavoro. Se avete intenzione di venire qui solo a fare la stagione allora il tedesco non vi serve: potete facilmente trovare lavoro in uno dei milioni di ristoranti italiani della capitale. Ma se avete in mente un trasferimento permanente, non partite senza un soldo in tasca e all’avventura: informatevi bene, soprattutto investite in qualche buon corso di tedesco. La lingua è fondamentale se la vostra idea è quella di realizzare il sogno di trovare un lavoro interessante, con contratto, e soprattutto ben pagato. Io ho fatto esattamente così, ripeto non è stato facile, ma ce la si può fare.

  7. Erika (Wednesday 17 April 2013 ore 15:38)

    Ciao Mario… grazie! Sono d’accordissimo. Partire senza sapere il tedesco può andare bene giusto se l’obiettivo é lavorare in un ristorante (italiano, s’intende). Sottoscrivo anche il “non é facile, ma ce la si può fare”.

  8. mario (Wednesday 17 April 2013 ore 15:18)

    un ultima cosa: state attenti a non finire vittime delle tantissime scuole di lingua che promettono miracoli e costano migliaia di euro. Ce ne sono molte che sono assolutamente valide e che hanno prezzi concorrenziali, ad esempio le scuole popolari (anche se queste hanno classi a volte sovraffollate) o la deutschakademie http://www.deutschakademie.de/berlin/

  9. redpoz (Tuesday 30 April 2013 ore 18:05)

    io sono mesi che devo commentare a questo post, ma sono talmente tanti ed intensi gli aspetti che tiri in ballo che ancora non ne ho trovato il tempo….

  10. Erika (Thursday 02 May 2013 ore 18:21)

    Sono qui, aspetto. Non c’è fretta.
    ;)

  11. wilma zanaglio (Wednesday 22 May 2013 ore 15:12)

    Carissima il tuo blog è bellissimo. io posto a caso il commento potevo metterlo sulle 5 parole tedesche ecc…. post fantastico e mio primo ingresso a franz io ti amo. comunque brava!

  12. Erika (Wednesday 29 May 2013 ore 13:29)

    Ciao Wilma, grazie mille e benvenuta!

  13. Pasoli (Sunday 16 June 2013 ore 15:48)

    Salve a tutti,

    vivo in Germania dal 1988, allora quando decisi di partire avevo appena finito la scuola professionale.
    Ero giovane e alla ricerca di una vita più sicura, con un reddito mensile fisso. Cose che in un paese come il nostro sono più difficili da raggiungere, specialmente al sud dell’Italia. A tutti coloro che desiderano lasciare l’Italia per andare a vivere in Germania, desidererei raccontare la mia “Odissea”, se pensano di venire qui ed essere accolte a braccia aperte si sbagliano di grosso. Specialmente da quando i paesi dell ovest d’Europa stanno sbarcando a fiumi, sembri che di gente i tedeschi non ne vogliano più a casa propria. “Si ma noi siamo Europei: ITALIANI” si, col ca–o! Qui gli Italiani sono ancora visti come I LADRI DI AUTORADIO, con o senza qualifica! A proposito qualifica: la mia qualifica di elettronico industriale a quei tempi non me l’hanno riconosciuta e quindi mi hanno “DEGRADATO” mi è stata riconosciuta pari alla quarta elementare tedesca. e addo vai con la quarta elementare? Facile vai a fare l’aiutante muratore, come se in Italia il lavoro nel campo dell’edilizia a quei tempi mancasse. Fatto stà che sono passati così circa 10 anni, come aiutante naturalmente, si perchè il muratore lui guadagnava 13Euro puliti l’ora ed io 8,50Euro come lavoratore non qualificato s’intende. Però il cu– te lo dovevi fà lo stesso!! Quando un tedesco di chedeva “ma da dove vieni?” naturalmente rispondivi dall’Italia… bum! ecco che si chiudeva il cielo, ribattendoti “ah la mafia, pericolosi, ecc…”. Quando andavi in cerca di un appartamento in affitto, la domanda e lo scenario era lo stesso. Un chiaro no, non viogliamo stranieri da noi! Quando gli chedevi se avessero qualcosa contro gli Italiani ti rispondevano “noi.. noi, non abbiamo niente”, si col ca–o, sicuramente voleva dire niente che li possa aiutare!!
    Stesso scenario quando sono andato alla cassa di risparmio per aprire un conto corrente, la gentile signora mi diede una risposta stupefacente, infatti mi disse così: no, non è possibile fare un conto agli stranieri, perchè poi quando fanno debiti se ne scappano al proprio paese e non abbiamo più la possibilità di rintracciarli. Si così con 2000Lire vado a fare il bunga bunga pure io, pensava lei!! oh nemmeno ste stasse parlando di 2milioni di euro naturalmente perchè per meno non ne vale la pena di fuggì!! Quindi, prestiti in germania, solo se hai la cittadinanza tedesca, chiaro? Quindi, il nocciolo del storia è ancora migliore, perchè? Il tedesco per la sua natura è un popolo che fà pochi figli e l’unica gente che vedi per le strade è tutta gente coi capelli grigi e i pantaloni color caki. Però la Angela Merkel ha trovato la soluzione “facciamo venire i giovani dall’estero, tutti coloro che hanno una laurea in Ingegneria, medicina o scenze economiche può venire ad abitare da noi”, Si, povera stro–za, BELLISSIMO!! All’Italia è proprio quella la gente che gli serve e lei la cancegliera pensa o crede che i giovani laureati vengano a lavorare in germania per un salario di 1300Euro mensili, stando al fatto che non li DEGRADI alla quarta elementare come hanno fatto con me.
    Perchè non hanno agievolato i propri figli e agevolato gli studenti. Invece oggi si trovano con una generazione di “RAMI SECCHI” e una di “CIUCCI spinellati”!! Beh, oramai è troppo tardi chi ha dormito non ha preso pesci!!

    Grazie
    PASOLI