Amburgo
Germania, mondo.
Storie tra Italia e Germania
Tedeschi, cultura e tendenze

Vivere a Costanza

Evviva evviva, un altro guest post sulle pagine di Franz! Chef D., che aveva già scritto per noi un bell’articolo sul rap tedesco, ci racconta la sua esperienza di italiano a Costanza, impostata sostanzialmente su tre b: Birra, Bicicletta, Basilico.

Tazze di Costanza

Un italiano a Costanza: Chef D.

La mia Germania. Ovvero: quando un genovese finisce a Costanza (in tedesco Konstanz, macchine targate KN, distretto di Friburgo, nel Baden-Württenberg). Di fatto la mia Germania finisce lì, sulle rive del Bodensee, visto che non ho ancora avuto modo di ampliare la mia conoscenza spaziale di questo Stato gigante. Per me quindi la Germania è un patchwork di piccole immagini quotidiane che, mi rendo conto, sono di un provincialismo estremo se paragonate alle storie di chi vive nelle grandi metropoli tedesche come Francoforte, Amburgo o Berlino.

Il viaggio Genova-Costanza

Solitamente la partenza da Genova per arrivare a Costanza porta con sé alcuni amletici dubbi. Il primo: a che ora partire per tentare di evitarsi le code interminabili sul nodo milanese o alla barriera di Chiasso? Consigli: viaggiare nelle ore meno trafficate, comprare la “vignetta” nell’autogrill prima della barriera, dotarsi di tanta pazienza. Il secondo dubbio è: “fare benzina in Italia e pagare in euro o risparmiare qualcosa facendola in Svizzera?”.  Domanda semplice, penserete; sarà, ma per me avere le monetine di resto in franchi (che puntualmente terrò ancora in tasca a distanza di mesi) è una cosa fastidiosissima. Una soluzione potrebbe essere fare pipì nei fantasmagorici autogrill svizzeri al modico prezzo di un franco. Arrivati a Bellinzona, terzo dubbio amletico: fare il Gottardo o il San Bernardino? Di solito, determinante per la scelta è la stagione in cui si viaggia (ma anche la cilindrata della vostra auto). Dopo sei ore in cui canti qualunque cosa, da Viola Valentino ai Negrita passando per i Toto e per i Mobb Depp, ecco, finalmente, il Bodensee: il lago di Costanza.

Mangiare e bere a Costanza

Giuro di non aver mai visto una concentrazione di ristoranti etnici così elevata come a Costanza, città che conta poco più di ottantamila abitanti considerando anche le case sparse nelle frazioni. Nell’Altstadt (città vecchia) potete scegliere se mangiare locale (quindi “tedesco”), italiano, vietnamita, cinese, turco, irlandese, spagnolo delle Canarie,  greco, thai, francese, McDonald’s, cucina del Laos (come si dice? Laoita?), pizze alte dieci centimetri, kebab o anche solo tavolette di cioccolato di mille gusti diversi. Ad essere sincero, le cucine che ho provato sono state tutte molto valide, e qualche localino (come La Bodega in Schreibergasse, o la Brauhaus Joh. Albrecht  in Konradigasse) mi è rimasto davvero nel cuore. In compenso, non ho mai provato il pizzaiolo d’asporto e nemmeno i chioschetti (Imbiss). Per il bere, passato il confine, la scelta è una sola: birra, birra, birra. E anche la mia birra di Costanza è una sola, la Ruppaner (che a tutto il resto del mondo magari non piacerà, ma che per me è speciale).

Vita quotidiana a Costanza

Stare a Costanza mi ha fatto riscoprire nuovamente il fascino della bicicletta. La competizione che scatta quando si arriva al semaforo o davanti a un passaggio a livello; vedere che in attesa ci sono più due ruote a pedali che due ruote a motore… Genova sembra distante milioni di anni luce. Pedalare a Costanza ti fa sentire bene con te stesso e ciò che ti circonda (e ciò che ti circonda, solitamente, sono altre centinaia di ciclisti). E che dire dei supermercati di Costanza? Avevo iniziato decine di raccolte punti per vincere tovaglie, coltelli, tazze, vasi… Tuttora non capirei la frase della commessa “vuole i bollini?” ma saprei riconoscere il gesto di offrirmeli. Il più economico (e confusionario per la sistemazione random dei prodotti) era il mitico Aldi Süd, ma come dimenticare i sacchetti di Edeka o del Kaufland?

La lingua tedesca

Gioie (poche) e dolori (praticamente sempre). Il mio arrivo nelle terre tedesche ha significato quasi mutismo per un paio di giorni – a parte “grazie”, “prego”, “scusi” o ordinare con accento maccheronico una pietanza o una Becks’ (se la Ruppaner era finita). Il mio dramma? Soprattutto il mio aspetto fisico, che traeva in inganno i locali e faceva credere loro di avere a che fare con un concittadino. I casi erano tre:  farfugliare rosso in volto, e quello sconsolato si allontanava; confidare che si potesse passare all’inglese; sperare che la tua fidanzata con livello di tedesco B2 ti salvasse dall’impiccio.

Vita notturna a Costanza

Ho fatto poca vita notturna, durante la mia permanenza a Costanza, ma posso vantare la visione (in piedi) di una finale di Champions League in un pub irlandese davanti alla stazione e la gioia di parcheggiare la bicicletta a due metri dal locale. Per il resto ho scoperto: che non sanno fare i cocktail (che spesso sono anche più cari dei nostri); che il permesso di fumare all’interno dei locali non è per niente una cosa che mi manca;  che, se non vuoi sentire il derby con il Genoa alla radio, un pizzaiolo calabrese, munito di computer e Rai in streaming, può salvarti la serata.

Germania, pro e contro

La frase da bar italico “Ehh, la Germania! Altro che qui…”, a me fa un po’ ridere. Quando racconto dei miei pochi mesi trascorsi in Germania, il pubblico da bar si aspetta storie di uomini e donne straordinari, alti due metri, con un sacco di soldi in tasca e chissà che altro. Io invece ho visto tanta vita normale, anziani sul bus, coppie mano nella mano sul lungolago, bambini che corrono, mamme in bicicletta, studenti in biblioteca. Differenze? Sanno valorizzare la quotidianità senza farsi travolgere dallo stress, dalla rabbia e dalla fretta. Se mi è mancata l’Italia? Si e no. Si perché credo che la “puzza” di casa nostra ce la portiamo dentro e, anche se a volte detestiamo l’Italia per i suoi disservizi e le sue mancanze, è sempre casa. Ma anche no, se riesci ad adattarti a un modo diverso di vedere le persone, lo Stato, la vita. Basta volerlo. E se ce l’ho fatta io (munito di piantine di basilico sul terrazzino per farmi il pesto in casa),  può riuscirci chiunque.

 

Chef D.

http://bangyaheadup.blogspot.de/

Friday 01 February 2013 ore 15:06

Commenti

  1. Torquitax (Friday 01 February 2013 ore 17:05)

    Che figata sti guest post! E brava Erika!

  2. Erika (Friday 01 February 2013 ore 17:34)

    Non posso prendermi alcun merito, non l’ho scritto io… Ho solo la fortuna di conoscere gente valida. Tra l’altro: un tuo guest post sulle pagine di Franz, caro Torqui, quando vuoi! Ho inaugurato la categoria “La mia Germania” appositamente per ospitare racconti degli altri e smetterla di monologare.

  3. Torquitax (Friday 01 February 2013 ore 18:41)

    Bhe Erika posso almeno farti i complimenti per esserti fatta venire l’idea ^^ ? Signur, arrossisco del favore che mi fai proponendomi un guest post su Franz e rilancio che quando vuoi tu, io non mi tiro indietro (che maniaco di protagonismo). L’unico incomodo che ti toccherà affrontare è che, non avendo io FB, dovrai scartabellare il Projekt Dresden alla ricerca della mia mail [anche se dovresti trovarla sui post del Giveaway se non mi ricordo male]. Si, sono uno a cui piace complicarsi la vita >.<

  4. Erika (Monday 04 February 2013 ore 14:57)

    Sul serio, mi farebbe molto piacere. Ma lo scartabellamento mi tocca proprio? La mia mail é più semplice da reperire: pagina About :)