Amburgo
Germania, mondo.
Storie tra Italia e Germania
Tedeschi, cultura e tendenze

Vivere all’ estero

 

And I also know how important it is in life, not necessarily to be strong, but to feel strong… with nothing to help you, but your head and your own hands.

dal film “Into the Wild”

 sulla metro

Sono sempre stata una ragazza con la valigia, ma negli ultimi due anni la mia vita si é trasformata in uno spostamento continuo, senza un obiettivo ben preciso al di là di una generica questione di “carriera” e all’inseguimento di una vaghissima idea di felicità.

Questo post é dedicato a tutti i Kulturmigranten superqualificati che non hanno avuto altra scelta che lasciare l’Italia e a chi si appresta a farlo. Sarei contenta se lo leggessero anche persone che non si sono mai spostate da casa  e che non hanno idea di cosa significhi dover riconfigurare ogni volta la propria esistenza; impacchettare e spacchettare oggetti e vissuti; presentarsi, condividere qualcosa, dire addio e ripartire.

Spaesamento

Ogni cosa, all’inizio, sembra complicata da morire.  Le lunghe procedure burocratiche, gli errori grandi e piccoli commessi perché non sapevi/non ti avevano detto/non avevi capito.

Quando si è all’estero da soli, è molto facile perdersi. Perdersi del tutto, intendo. Non si hanno punti di riferimento né abitudini consolidate. Puoi fare quel che vuoi ed essere quello che vuoi.  Chiaro, é allettante;  allo stesso tempo, “Ti senti sola/ con la tua libertà” , come  osservava giustamente Bruno Lauzi, che peraltro profetizzava pure: “Ritorneraaai!

All’estero, nessuno conosce la tua storia: puoi raccontare quello che vuoi, tralasciando quel che preferisci tralasciare, o risparmiarti lo sforzo  di tradurre l’intraducibile e non dire in fin dei conti proprio un cavolo, di te. Okay, dove hai studiato, quanti anni hai e da dove vieni  lo ripeti almeno duecento volte alla settimana; ma sotto sotto, pensi, sei un po’ come Jenny dei Pirati nell’”Opera da tre soldi” di Brecht quando dice: “Chi son io non c’è nessuno che lo sa!

Gente vicina

Incontri una marea di gente nuova. Con alcuni, è affinità immediata; con altri, regnano incomunicabilità, chiusura e sospetto. Per alcuni, sei interessante come un animale esotico; per altri, sei invisibile come un extracomunitario. Devi lottare in continuazione per dimostrare che l’Italia non è una repubblica delle banane e tu non sei un Gastarbeiter degli anni Cinquanta, che sei intelligente e hai studiato più di loro, che preferisci il sushi agli spaghetti (vabbé, non sempre),  che “Bella Italia”, “Dolce Vita” e i piccioni di piazza San Marco hanno poco a che fare con quel che sei tu. Molti dimostrano di riconoscere il tuo valore; per altri, sei una ragazzetta intraprendente in fuga da un Paese in frantumi. Tirare fuori un cartello “Free hugs” col quale girare per strada nei momenti di sconforto potrebbe non essere la soluzione.

Gente lontana

Gli amici lontani? Non ci sono più tutti. Per alcuni, infatti, i confini della vostra città sono i confini del mondo: chi li oltrepassa, è come se avesse cambiato pianeta. Prima ci si sentiva in continuazione, telefonate ed sms per gli aggiornamenti più inutili; adesso sono diventate persone che  ti fanno grandi feste quando le vedi a Natale e nelle vacanze, ma finisce lì. Erano amicizie basate sulla prossimità geografica: ora lo sai.

E-mail, Skype, Facebook e Whatsapp non bastano, però certamente aiutano. L’amico vero è quello che legge un tuo post depresso su Facebook, ti cerca immediatamente su Skype per parlarne e, se non ti trova, se ne frega di quanti centesimi gli partono al minuto: ti chiama sul cellulare. Per fortuna, ho anche degli amici veri.

Concludendo,

io mi sento per davvero Into the wild. Con la valigia. Anzi con le valigie, plurale, perché ormai sono più di una. Se penso a quante volte me le son trascinate dietro negli ultimi anni, mi sento pure un bel po’ stanca. Grazie al cielo, citando stavolta “Il signore degli anelli“,

Not all those who wander are lost.

ferrovia vista dalla finestra di un sovrapassaggio

Monday 10 December 2012 ore 16:43

Commenti

  1. Torquitax (Monday 10 December 2012 ore 23:19)

    Erika questo è un post bellissimo e se avessi una pagina Facebook ti chiederei se posso pubblicarlo. Ho passato tutto quello che hai detto, ho perso amici che valeva la pena di perdere, ho conosciuto gente che meritava e merita tutt’ora e…alla fine l’espatrio è soprattutto un’esperienza interiore. Da quando son tornato non mi riconosce più nessuno!! Ahahaha

  2. Erika (Tuesday 11 December 2012 ore 14:26)

    Espatrio é uno stato mentale :P

  3. Lettere dalla Germania (Tuesday 11 December 2012 ore 15:51)

    Espatriare per lavoro, essendo ancora abile in tal senso, è ancora un lusso. Credimi!
    Lo è anche con i risparmi di una vita ma, a scadenza se non si risolvono i motivi della partenza obbligata. Per quanto ti abbiano sempre chiamato sul posto di lavoro: “Il Tedesco”. E per quanto tu ami l’ordine e la civiltà sempre costruita e cercata inutilmente nel Paese “sbagliato”. Il legame con la propria terra è un legame divino che trascende qualsiasi motivazione forte o costrizione.
    Hasta la Tedeschia Siempre!

  4. Erika (Wednesday 12 December 2012 ore 19:59)

    Magari non siempre, peró oft.

  5. francesco ferrari (Thursday 13 December 2012 ore 15:25)

    quanta verità in un solo post.

  6. Erika (Thursday 13 December 2012 ore 15:44)

    Francesco: oppure, quanti post per una sola verità. (quella di Venditti, alla fin fine. Tu capisci)

    Redpoz: ho sicuramente scattato la foto in uno dei miei andirivieni da/per Hamburg Flughafen, ma non ricordo più esattamente dove! C’era un sovrapassaggio con finestroni di legno, mi aveva colpita per quello.
    Con gli Americani penso sia durissima, io ho avuto la fortuna di conoscerne pochi e tutti molto intelligenti.
    Per la citazione non posso che esserti incredibilmente grata.

  7. redpoz (Thursday 13 December 2012 ore 15:27)

    ma la foto è dalla fermata della S-11 dove si prendeva il bus per l’aeroporto?

    le procedure burocratiche per me sono sempre state un disastro, anche poco prima di partire… e per fortuna che -almeno per quanto ho visto io- in Germania sono efficientissimi! La libertà spesso me la sono goduta, altre volte ho scoperto quanto opprimente potesse essere… (ma questa era l’Africa).
    in ogni caso, almeno nella mia esperienza, è in genere difficile liberarsi da chi si è, anche tacendolo.
    Ed ho avuto più difficoltà a superare gli stereotipi con gli americani che coi tedeschi.
    Pure gli amici lontanti, spesso scompaiono all’orizzonte: mi ha sempre colpito con quale facilità si possa praticamente cambiare tutto il proprio cerchio sociale…

    Ti lascio con questa citazione di James Elroy Flecker:

    We are pilgrims, Master, we shall go
    Always a little further it may be
    Beyond that last blue mountain barred with snow
    Or that glimmering or that angry sea

  8. Franz (Wednesday 29 May 2013 ore 22:52)

    Eccellente la citazione da Into the Wild :) Sono un grande fan sia del film, che di Eddie Vedder, che della Germania, e devo aggiungere, ora anche del tuo blog. Complimenti anche per il bell’uso dell’Italiano. Buona serata, Franz

  9. Erika (Thursday 30 May 2013 ore 12:57)

    Grazie. Il tuo nome mi piace molto. ;)

  10. Franz (Thursday 30 May 2013 ore 21:15)

    Che strano… :) In effetti, durante la mia ricerca di info per la mia trasferta in Germania, sono capitato sul tuo blog proprio per il nome che suonava familiare, nonché per la dichiarazione d’amore, ovviamente!! A parte gli schezi, le informazioni che pubblichi mi saranno sicuramente molto utili e, per ringraziarti, ti lascio anch’io con una citazione che sempre accompagna i miei viaggi: “Far better it is to dare mighty things, to win glorious triumphs, even though checkered by failure, than to take rank with those poor spirits who neither enjoy much nor suffer much because they live in the gray twilight that knows not victory or defeat”. Theodore Roosevelt, Parigi, 23 aprile 1910.

    In bocca al lupo e a presto :)

  11. Erika (Friday 31 May 2013 ore 17:24)

    L’avevo letto chissà dove chissà quando e… sí, ci sta proprio bene. Grazie mille. In bocca al lupo e a presto :)