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“Un cuore in pasto a pesci con teste di cane”: é uscito l’album degli Oslo Tapes

Oslo Tapes "Un cuore in pasto a pesci con teste di cane"

Ho ascoltato “Un cuore in pasto a pesci con teste di cane” a gennaio. Lo sapevo che mi avrebbe dato dei problemi, scrivere una recensione sull’ album degli Oslo Tapes.  Difatti il disco è finalmente uscito (il 12 marzo) ma io, dopo due mesi, non ho ancora buttato giù una riga.  

A me piace tantissimo la musica e credo sia questo il motivo per cui non sono assolutamente capace a scrivere di musica. Una volta Frank Zappa ha detto che parlare di musica è come ballare di architettura. A Frank Zappa i giornalisti di musica stavano parecchio sull’anima, così come i lettori di riviste di musica, così come buona parte dei musicisti:

Rock journalism is people who can’t write, interviewing people who can’t talk, in order to provide articles for people who can’t read.

 da un’intervista del ’93 su Mojo (una rivista di musica, per l’appunto);)

Per me scrivere di musica è qualcosa di molto personale. Io non pubblico mai cose troppo personali, né parlo con le persone di cose troppo personali. Non potrei mai dire nulla di veramente esaltante sulla mia canzone preferita o sul mio album preferito e sarebbe  tra il difficile e l’impossibile, per me,  scrivere di un artista o di una band che mi piacciono (per adesso ho fatto giusto un tentativo con i Tocotronic). Forse mi riuscirebbe scrivere di un artista o di una band che non mi dispiacciono, o che mi piacciono con moderazione senza farmi impazzire; in quel caso, però, che utilità avrebbe una mia recensione?  Di articoli spocchiosi ce ne son già una marea.

In definitiva, il post di oggi non è una vera e propria recensione e compare su Franz per un unico e validissimo motivo: promuovere ottima musica ancora poco conosciuta, come questo album che l’abruzzese Marco Campitelli ha registrato, composto ed arrangiato con il supporto di un personaggio di prim’ordine alle voci “post rock” e “krautrock”: Amaury Cambuzat  (Ulan Bator, Faust).

Un cuore in pasto a pesci con teste di cane” è tenebroso e suggestivo fin dal titolo. La lezione tedesca del krautrock, tramandata dal francese Cambuzat, viene reinterpretata dagli Oslo Tapes in un disco sfaccettato con testi in italiano.

Cambuzat ne è entusiasta: “E’ un album intenso, sorprendente, molto personale. E’ stato un onore – ha dichiarato, con parole non proprio originalissime – arrangiare, produrre e mixare questo disco, cantato perlopiù nella lingua di Dante ma che, spero, saprà raggiungere tutti coloro che pensano alla musica come a qualcosa di universale”.

A me non hanno fatto impazzire, i testi. Hanno, comunque, un ruolo marginale: dal lavoro degli Oslo Tapes emerge, piuttosto, il desiderio di rifarsi ai grandi modelli del rock d’avanguardia per creare qualcosa che, fortunatamente, non sa affatto di vecchio. Al disco hanno collaborato, tra gli altri, Nicola Manzan (il musicista trevigiano dietro al progetto  Bologna Violenta) e Gioele Valenti alias Herself.

Tracklist

1.Alghe

2.Attraversando

3.Distanze

4.Nel vuoto

5.Imprinting

6.Nove illusioni

7.Impasse

8.Marea

9.Les elites en flammes

10.Elogio

11.Crocefissione privee

 

Oslo Tapes,  “Un cuore in pasto a pesci con teste di cane” (2013)

Labels: Deambula Records, Acid Cobra Records, Dischi Bervisti, Overdrive Rec, Dreamingorilla Records, Atelier Sonique.

 

Thursday 14 March 2013 ore 18:07

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